Diritto Tributario

Il diritto tributario: le diverse facce dell’essenziale disciplina dei tributi

Come agevolmente intuibile e suggerito dalla sua stessa denominazione, il diritto tributario, così come inteso nelle moderne economie, delimita quel complesso di disposizioni normative che concerne la materia dei tributi, prevedendo le diverse fattispecie da assoggettare ad imposizione, regolamentandone procedimenti di applicazione e di riscossione e, inevitabilmente, prevedendo appositi meccanismi sanzionatori e di tutela dei diritti (id est, i procedimenti contenziosi e gli utilissimi istituti deflativi).

Il diritto tributario è materia complessa e trasversale: le disposizioni che ne fanno parte spesso appartengono, per lo meno formalmente, a diverse branche del diritto.

Si parte dal diritto costituzionale (l’articolo 23 reca il principio di legalità e l’articolo 53 definisce i fondamentali principi di capacità contributiva e progressività) e si approda rapidamente al diritto amministrativo (cui appartengono le norme che prevedono le fattispecie impositive e disciplinano applicazione e riscossione dei tributi nonché quelle che comminano le sanzioni amministrative).

Si passa poi al diritto penale (disposizioni in materia di illeciti tributari con rilevanza penale), al diritto processuale (processo tributario) e al diritto comunitario e internazionale per quanto concerne, rispettivamente, i rapporti con l’UE e, in generale, con gli altri Stati (mediante, tra l’altro, le Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, veri e propri trattati internazionali con i quali i Paesi contraenti regolano l’esercizio della propria potestà impositiva e prevengono l’evasione e l’elusione fiscale, disciplinando anche la cooperazione amministrativa tra Stati).

Ciò nonostante, può oramai affermarsi come il diritto tributario abbia assunto una propria distinta identità ed un fondamentale ruolo nella vita di un’economia moderna e complessa.

Storicamente, infatti, il “tributo” (inteso in senso molto ampio) è un prelievo di ricchezza (sia essa diretta, come il reddito e il patrimonio, o indiretta come i consumi, i trasferimenti, ecc.) che uno Stato esegue al fine di dotarsi dei mezzi per il perseguimento dei propri fini e per garantire una più equa allocazione del carico fiscale nei confronti di tutti i soggetti tenuti a concorrere alle spese pubbliche, sulla base degli indici di capacità contributiva mostrati da ciascuno.

In sostanza, sebbene risulti davvero difficile provare una qualche simpatia verso imposte, tasse, contributi et similia – risultando per lo più “odiosi” – essi fanno necessariamente parte del nostro quotidiano e non potrebbe essere diversamente, pena il ritorno a forme di Stato primitive.

Potrebbe, quindi, essere utile saperne di più. Cercheremo, nei prossimi interventi, di addentrarci nella materia e fugare – nei limiti del consentito – qualche dubbio.

Avv. Giovanni Cicchitelli