Procedure Concorsuali

Le cosiddette “procedure concorsuali”

Tutti noi usiamo il termine fallimento nel linguaggio di ogni giorno e, salvo per chi ha conoscenze specialistiche, crediamo che sia la sola figura ad incarnare la crisi dell’impresa/imprenditore.

Il fallimento ha origini molto antiche, risalenti al Diritto romano arcaico, che prevedeva un qualcosa di veramente ripugnante dal nostro punto di vista: lo smembramento del debitore e la distribuzione dei suoi pezzi e del suo patrimonio tra i creditori, in proporzione al credito vantato da ciascuno.

In Italia, grazie al cielo, non solo non si smembrano più debitori insolventi da circa 2.700 anni, ma neppure è previsto l’arresto per debiti.

In realtà, il fallimento è solo una, per quanto la più importante ed antica, delle procedure giudiziarie concorsuali, cioè quei procedimenti regolati da norme giuridiche, che hanno luogo innanzi ad un tribunale (per questo giudiziarie) e dirette ad ottenere la parità di trattamento per i creditori di un imprenditore fallito (per questo concorsuali).

Molti ricordano certamente il fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre 2007, per la crisi dei mutui subprime, scoppiata nell’autunno dello stesso anno, che innescò la c.d. Grande recessione, persino più severa della Grande crisi del 1929, che vide il crollo della borsa americana di Wall Street e svariati suicidi di gente ridotta in povertà dal mattino alla sera (i mutui subprime fino al 2007 erano tipici della finanza degli Stati Uniti e rischiosissimi, così definiti per essere stati concessi a soggetti che, specie perché “cattivi pagatori”, non potevano accedere ai tassi di interesse di mercato).

L’effetto domino, o se si preferisce il contagio innescato dalla globalizzazione, unitamente a fattori di fragilità tipici delle economie degli Stati d’Europa hanno fatto divenire le procedure concorsuali di drammatica attualità, anche in Italia, con un incremento notevole delle stesse, specie nell’ultimo decennio.

Le procedure concorsuali normate dalla legge italiana sono: il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato d’insolvenza e l’amministrazione straordinaria speciale.

Esse hanno il tratto comune di privare (o limitare) il soggetto dell’autonomia tipica nell’esercizio dell’impresa, salvaguardando il principio cardine della par condicio creditorum, ossia della parità di trattamento dei creditori già cennata.

Nel prosieguo verranno analizzate ad una ad una ed in maniera particolareggiata.

 

Avv. Giovanni Cicchitelli