Reati Fiscali

I reati tributari: quando i problemi con il fisco assumono rilevanza penale

La materia fiscale ha da sempre avuto, tra gli altri, il ruolo di collettore di diversi interessi ed è stata sempre più spesso utilizzata quale strumento di consenso (o dissenso), anche mediante la messa a punto di diversi meccanismi di disincentivazione dell’infedeltà fiscale, a svariati livelli, che vanno dall’attribuzione di poteri e dotazione di strumenti agli enti appositamente preposti (dalla Guardia di Finanza alle Agenzie fiscali), alla previsione di meccanismi diretti alla prevenzione, alla regolamentazione delle conseguenze sanzionatorie (amministrative o penali) degli illeciti.

Gli illeciti penali tributari altro non sono che una particolare sottospecie di reati. Da un punto di vista generale, essi sono, quindi, disciplinati dai medesimi principi generali che presiedono la materia penale, tra i quali la riserva assoluta di legge, il divieto di retroattività ed il principio del favor rei.

Il D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, aveva in origine optato per l’assoggettamento a sanzione penale di un numero ristretto di fattispecie di natura esclusivamente delittuosa e caratterizzate da una rilevante magnitudo offensiva per gli interessi dell’Erario.

Era stata ridotta l’incidenza dei reati di pericolo, individuato nella presentazione della dichiarazione il nucleo centrale del sistema repressivo e, quasi sempre, ancorato la punibilità al superamento di specifiche soglie, tutt’ora previste in relazione a diverse fattispecie.

L’odierno sistema recato dal summenzionato D.Lgs. (cui possono aggiungersi fattispecie ulteriori previste da leggi speciali) prevede in linea di massima, ad uno sguardo di insieme, pene variabili da un minimo di sei mesi ad un massimo di sei anni di reclusione, oltre alle diverse pene accessorie (interdittive, ecc.), ed è suddiviso tra “delitti in materia di dichiarazione” e “delitti in materia di documenti e pagamento di imposte”.

Si annoverano tra i primi la dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2), la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3), la dichiarazione infedele (articolo 4) e l’omessa dichiarazione (articolo 5), mentre appartengono alla seconda categoria l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 8), l’occultamento o distruzione di documenti contabili (articolo 10) e le fattispecie inserite successivamente, probabilmente con l’esigenza di rafforzare la tutela della riscossione, originariamente attribuita alla sola sottrazione fraudolenta al versamento delle imposte di cui all’articolo 11 e in seguito rafforzata con l’omesso versamento di ritenute dovute o certificate (art. 10-bis), l’omesso versamento dell’IVA (art. 10-ter) e l’indebita compensazione (art. 10-quater).

In conclusione, la violazione tributaria assurge al rango di reato al ricorrere di diverse condizioni, per le quali è necessaria una analisi specifica, caso per caso.

 

Avv. Giovanni Cicchitelli

 

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